La trabeculectomia è un intervento chirurgico il cui scopo è quello di arrestare il progredire dei danni oculari provocati dal glaucoma, correlati a una pressione oculare elevata. È comunque indispensabile che il medico oculista consultato sia certo che il valore pressorio sia patologico per l’occhio in esame e che, quindi, sia necessario ottenere una sua riduzione (anche con i rischi che il procedimento chirurgico comporta). Trattandosi, infatti, di un intervento invasivo può essere effettuato solo su persone con diagnosi certa di glaucoma che hanno una ridotta risposta ai farmaci (colliri) e/o una scarsa tolleranza nei loro confronti.

In cosa consiste?

L’intervento di trabeculectomia rientra tra quelli definiti “filtranti protetti”. Tali interventi prevedono l’asportazione di una piccola porzione profonda di tessuto oculare esterno (limbus corneo-sclerale contenente il trabecolato e il canale di Schlemm) creando una sorta di “sportellino” da cui far defluire l’umor acqueo, facendo così diminuire la pressione interna dell’occhio. Più precisamente l’acqueo filtra attraverso uno spazio che si trova sotto la congiuntiva e fuoriesce dall’occhio – dalla parte anteriore chiamata “camera” – mediante un’apertura creata chirurgicamente (fistola).

Che problemi si possono presentare?

Gli eventuali insuccessi nella trabeculectomia sono fondamentalmente legati a una cicatrizzazione indesiderata che ostacolano il deflusso dell’umor acqueo. Per prevenire questo normale processo, che si manifesta più rapidamente nei giovani o nei diabetici, si utilizzano delle sostanze particolari che inibiscono la proliferazione del tessuto cicatriziale (antimetaboliti) o si procura artificialmente un aumento del deflusso innestando una valvola artificiale.

Ci possono essere complicazioni?

Ovviamente sì. Si possono distinguere complicazioni che avvengono nel corso dell’operazione (intraoperatorie) da quelle successive ad essa (postoperatorie). Tra le prime principalmente vi sono le emorragie. Tra le seconde, invece, si segnalano infezioni, un eccessivo deflusso dell’umor acqueo verso l’esterno, che causa un’importante riduzione della pressione intraoculare (ipotono); si tratta, comunque, di un inconveniente limitato nel tempo e facilmente gestibile.
Inoltre, si può verificare la formazione di aderenze nell’angolo della camera anteriore dell’occhio (goniosinechie) e di anomale dislocazioni dell’umore acqueo appena formato.
Infine, è importante ricordare che talvolta le manovre chirurgiche eseguite possono determinare un’opacità del cristallino per effetti traumatici.

Oculista a Roma Dott. Raffaello Tidore

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